
26) Leopardi. Alla luna.
Il tema del ricordo ricorre molto spesso nella produzione
letteraria di Leopardi. Il ricordo - come l'illusione e come il
sogno - esalta la contemporanea presenza, nell'animo umano, del
dolore e del piacere, i quali, pur non conciliandosi, sembrano
confondersi nell'alternanza in un unico sentimento che esprime la
condizione esistenziale dell'uomo.
L'apertura  sul versante della gioia: O graziosa luna. E
graziosa significa sia bella e leggiadra, sia benigna. Ma
subito (v. 3) irrompe il dolore: io venia pien d'angoscia.
Quindi di nuovo la luce che sempre emana dalla Luna e illumina la
terra. Poi il ricordo del dolore passato, che, per, sembra
addolcirsi: fra le lacrime -  vero -, ma pur sempre  luce quella
che appare agli occhi (luci anch'essi) del poeta. A questo punto
la sferzata della ragione, in forma quasi eleatica: , n cangia
stile (v. 9), il dolore come l'Essere. Ma subito dopo una sorta
di riconciliazione con la Natura: o mia diletta luna. E segue il
piacere (mi giova) del ricordo, anche se  ricordo di cose
dolorose e, pertanto, rinnova la tristezza.
Dopo il l835, su una copia dell'ultima edizione a stampa, Leopardi
aggiunge i versi l3 e l4: una riflessione sulle sue convinzioni
giovanili e una presa di distanza da esse, che sottolinea per la
portata della funzione del ricordo, legandolo alla speranza. Di
fronte alla morte incombente (e quasi presentita dal poeta) le
certezze della ragione non sono pi scalfite dal sogno,
dall'illusione o dal ricordo; ma quando la vita - seppure con
tutto il suo bagaglio di dolore - appariva una via in gran parte
da percorrere, allora il ricordo non solo saldava il passato al
presente, ma offriva anche una prospettiva di speranza per il
futuro. Una sorta di dilatazione del presente verso l'eterno (e
l'infinito) che rammenta il tema nicciano dell'eterno ritorno.
Lo stesso tema  presente, in forma pi filosofica, in una
pagina dello Zibaldone (60). L'eterno ritorno delle cose passate
non  un processo meccanico, ma il frutto di una azione
(volontaria) del soggetto che, rivivendo realmente nel presente
affetti ed esperienze passati, quasi in una continua rinascita, fa
in qualche modo rivivere anche i luoghi e gli oggetti,
sottraendosi e sottraendoli cos al Nulla che tanto ci ripugna.
Lo scorrere di un fiume tra i sassi del greto, la cima di un
albero contro la Luna, la Luna stessa che a met di ogni ciclo
splende intera nel cielo possono suscitare in noi il ricordo di
una emozione, che, immediatamente, cessa di essere ricordo per
farsi emozione viva, presente, che lacera realmente la carne del
nostro cuore.
a) G. Leopardi, Alla Luna (l8l9) (vedi manuale pagina l24).
1   O graziosa luna, io mi rammento.
2   che, or volge l'anno, sovra questo colle.
3   io venia pien d'angoscia a rimirarti:
4   e tu pendevi allor su quella selva.
5   siccome or fai, che tutta la rischiari.
6   Ma nebuloso e tremulo dal pianto.
7   che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci.
8   il tuo volto apparia, che travagliosa.
9   era mia vita: ed , n cangia stile,.
10  o mia diletta luna. E pur mi giova.
11  la ricordanza, e il noverar l'etate.
12  del mio dolore. Oh come grato occorre.
13  nel tempo giovanil, quando ancor lungo.
14  la speme e breve ha la memoria il corso,.
15  il rimembrar delle passate cose,.
16  ancor che triste, e che l'affanno duri!.
 (G. Leopardi, Canti, Universale Barion, Sesto San Giovanni, l942,
pagina 93).
b) G. Leopardi, Zibaldone, 60 (l8l9) (vedi manuale pagina l24)
E' pure una bella illusione quella degli anniversari per cui
quantunque quel giorno non abbia niente pi che fare col passato
che qualunque altro, noi diciamo, come oggi accadde il tal fatto,
come oggi ebbi la tal contentezza, fui tanto sconsolato ec. e ci
par veramente che quelle tali cose che son morte per sempre n
possono pi tornare, tuttavia rivivano e sieno presenti come in
ombra, cosa che ci consola infinitamente allontanandoci l'idea
della distruzione e annullamento che tanto ci ripugna e
illudendoci sulla presenza di quelle cose che vorremmo presenti
effetivam., o di cui pur ci piace di ricordarci con qualche
speciale circostanza, come [chi] va sul luogo ove sia accaduto
qualche fatto memorabile, e dice qui  successo, gli pare in certo
modo di vederne qualche cosa di pi che altrove, non ostante che
il luogo sia pagina e. mutato affatto da quel ch'era allora ec.
Cos negli anniversari. Ed io ricordo di avere con indicibile
affetto aspettato e notato e scorso come sacro il giorno della
settimana e poi del mese e poi dell'anno rispondente a quello
dov'io provai per la prima volta un tocco di una carissima
passione.
 (G. Leopardi, Zibaldone, Newton Compton, Roma, l997, pagina 39).
